NON TI VERGOGNARE MAI

Quando un corpo tace, non tace la dignità.

Non ti vergognare mai è un progetto musicale di Sara Cicolani che parla di malattia o disabilità, identità, inclusione e responsabilità collettiva. Racconta il diritto di essere riconosciuti e ascoltati anche quando esprimersi, muoversi o compiere un gesto è diventato difficile o impossibile.

Immagine del progetto musicale Non ti vergognare mai

La persona non finisce dove si ferma il corpo

Una mano può non riuscire più a scrivere. Questo non significa che non esistano parole, pensieri, desideri o decisioni da esprimere. Accanto ad Alfredo Valentini, Sara ha conosciuto la forza di una volontà che continuava a creare: quando la mano non poteva muoversi, le parole dettate diventavano scrittura e canzoni. Non è la capacità di compiere un gesto a definire il valore di una persona.

La malattia o una disabilità possono cambiare profondamente il modo in cui si vive e si comunica. Non cancellano la dignità, l’identità o il diritto di scegliere. Ed è responsabilità della società non aggiungere alle difficoltà del corpo quelle dell’indifferenza, del pregiudizio, dell’inaccessibilità o di un’assistenza che non ascolta.

Inclusione significa anche responsabilità

Il progetto invita a non vergognarsi della propria condizione e, soprattutto, a non far sentire nessuno in dovere di nasconderla. La responsabilità non può ricadere soltanto su chi vive una fragilità: riguarda lo sguardo degli altri, le relazioni, i sostegni e le condizioni concrete che permettono a ciascuno di partecipare alla vita.

Non ti vergognare mai si inserisce nel percorso artistico e civile di Sara Cicolani, che utilizza musica, narrativa e comunicazione sociale per affrontare dignità, disabilità, malattia e diritti senza pietismo e senza cancellare la complessità delle persone.

Altri progetti

IO VORREI e I WISH affrontano accessibilità, autonomia e diritto di partecipare. DON’T TURN AWAY è un invito a non restare indifferenti alle vite degli altri e del pianeta.

Il percorso musicale di Sara Cicolani →