Mi fa un Baffo il Gatto Nero 2025: Sara Cicolani e Joy alla finalissima

Sara Cicolani con Joy sul palco al Teatro Croce Rossa durante Mi fa un Baffo il Gatto Nero 2025

Il teatro era pieno.

Pieno di occhi, di risate trattenute, di silenzi attenti—quelli che arrivano quando capisci che non sei lì “per passare il tempo”, ma per rivedere qualcosa dentro di te. E questo succede quando la sala, piena e viva, si mette in ascolto come fa il mare prima di cambiare marea: senza rumore, ma con decisione.

Il 15 novembre 2025, al Teatro Croce Rossa Italiana di Roma, la finalissima di “Mi fa un Baffo il Gatto Nero – Giubileo Edition” ha avuto quell’energia lì: la sensazione netta che non eri entrato per assistere… ma per cambiare prospettiva anche solo di un soffio. E tutto questo è stato reso possibile grazie al cuore immenso di una grande giornalista che da anni si batte per gli animali: Federica Rinaudo,

La finalissima: una sala piena, un ascolto vero, e la sensazione che qualcosa stia cambiando.

Sala piena al Teatro Croce Rossa Italiana durante Mi fa un Baffo il Gatto Nero 2025
La finalissima: una sala piena, un ascolto vero, e la sensazione che qualcosa stia cambiando.

Il senso di “Mi fa un Baffo il Gatto Nero 2025”: quando il pregiudizio perde terreno

“Mi fa un Baffo il Gatto Nero” nasce per una cosa semplice e difficilissima: togliere forza ai pregiudizi, ai luoghi comuni, alle etichette che decidono chi vale e chi no prima ancora di conoscere una storia.

Il “gatto nero” è il simbolo perfetto: perché porta con sé secoli di superstizioni e scuse comode. E quando una superstizione diventa un’abitudine collettiva, può diventare anche un danno reale.

Questa sera il messaggio era chiaro: non si tratta di etichettare o spiegare le differenze. Serve solo vedere la persona, oltre l’etichetta. È l’unico gesto che unisce.

Sara Cicolani e Joy: giuria, sì. Ma soprattutto presenza

Sara Cicolani e Joy Barboncino Toy erano qui come giurati ufficiali. E Joy, era il manifesto vivente contro ogni pregiudizio. Piccolo, quieto ancoraggio a cui ogni emozione poteva aggrapparsi per un istante. La sua presenza disarmava ogni preconcetto e, senza fare nulla, riportava tutto all’essenziale, ristabilendo una verità semplice nell’aria. Il suo sguardo, puro e senza filtri, rivelava a tutti la stessa verità: è attraverso gli occhi degli animali che impariamo a incontrare, senza riserve, l’essere umano che abbiamo di fronte.


L’eredità di Alfredo Valentini: il coraggio di trasformare la fragilità in messaggio

C’è un motivo se Joy è “in prima linea” da anni.
Non è un dettaglio. È una scelta.

Dietro questa scelta c’è Alfredo Valentini: il marito di Sara, il suo grande amore, un uomo straordinario che per anni ha convissuto con una malattia neurologica degenerativa e con una disabilità che gli ha tolto il movimento, non la voce. Non la lucidità. Non l’ironia. Non la voglia di essere utile. Non la voglia di fare del bene.

Alfredo aveva un talento raro: smontare i pregiudizi ad uno ad uno elo faceva i nel modo più potente che esista: senza trasformare la fragilità in una bandiera triste, ma in una presenza luminosa, utile agli altri.
Faceva una cosa più difficile: mostrava l’essere umano, prima di tutto.
E faceva capire che dietro la malattia c’era un uomo, un poeta, un marito. E insieme a Sara ha scelto di non nascondersi—di trasformare fragilità e diversità in un linguaggio che potesse aiutare gli altri.

Non abbiamo nascosto la diversità. L’abbiamo trasformata in un linguaggio che unisce, non divide.

E Joy, in quella storia, è sempre stato perfetto: perché un cane non giudica, non etichetta, non fa graduatorie.
Ti guarda. E basta.
E quello sguardo, se lo lasci entrare, fa crollare molte difese meglio di mille discorsi e rimette in ordine molte cose dentro di te.

Quella sera, al Teatro Croce Rossa, questa storia non era un ricordo “messo lì”.
Era una presenza sotterranea: il motivo per cui Sara e Joy, davanti ai pregiudizi, non si limitano a dire “no”.
Dicono: guardami bene.

Se guardi un cane, non trovi un pregiudizio. Trovi l’essere umano


La Frase-Manifesto di Sara Cicolani

Smetti di immaginarmi. Comincia a incontrarmi

“Il pregiudizio è una scorciatoia: io preferisco incontrare.”


Perché conta: quando esci e non sei identico a prima

Alla fine, resta la scena corale: palco pieno, persone diverse, animali diversi, storie diverse.
E nessuno “fuori posto”.

Sara Cicolani con Joy sul palco al Teatro Croce Rossa durante Mi fa un Baffo il Gatto Nero 2025
Sara sul palco con Joy: parole, ascolto e una presenza che unisce invece di dividere.

Ecco perché questa serata conta:
perché ti ricorda che i pregiudizi non sono “idee”. Sono muri.
E i muri si abbattono nello stesso modo in cui si costruiscono: un gesto alla volta. Una scelta alla volta. Uno sguardo alla volta.

Un’Eredità di Inclusione


La presenza di Sara e Joy sul palco è un prolungamento del messaggio di Alfredo Valentini: un invito costante a guardare l’essere umano prima di ogni etichetta e a includere senza riserve. Questa eredità è suggellata da una promessa, una firma che da sempre accompagna ogni loro post sui social per volere di Alfredo, come dichiarazione contro ogni pregiudizio e a favore dell’inclusione:Vi amo tutti tutti tutti.


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Il Mondo Ha Bisogno di SuperEroi

Il Mondo Ha Bisogno di SuperEroi

Spazio ufficiale dedicato alla documentazione delle attività istituzionali, letterarie e artistiche di Sara Cicolani. Scrittrice, autrice e cantautrice, Sara Cicolani è un'artista poliedrica e attivista impegnata nella tutela dei diritti umani, degli animali e dell'ambiente, nonché nella sensibilizzazione sui temi della disabilità e della malattia. Insignita del titolo di Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana, dedica la sua opera a trasformare il cammino della sofferenza in un’opera collettiva di speranza, dignità e rinascita attraverso libri, musica e sceneggiature. l

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